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Bitcoin e deep web

bitcoin e dark web

 

Il bitcoin negli anni passati è stata la moneta più utilizzata per le transazioni illegali nel deep web.
Da qualche anno però si è passati ad altre criptovalute.

Per cominciare facciamo una breve introduzione sul poco conosciuto “deep web”, ovvero tutta quella parte di internet non indicizzata dai motori di ricerca. A questo fanno parte nuovi siti non ancora indicizzati, siti aziendali privati e pagine web dal contenuto dinamico. Una parte di questo deep web è rappresentata dal dark web.
Il dark web è quella parte diciamo dai contenuti più illegali e di ogni genere. L’accesso a questa rete non avviene come nel normale web, ma solo tramite software particolari che fanno da ponte tra internet e il dark web. In questa parte sommersa della rete è possibile come in internet trovare siti di e-commerce di svariate cose illegali. Per le transazioni molto spesso negli ultimi anni si utilizzano le criptovalute.

Una di queste è proprio il bitcoin che negli ultimi mesi ha raggiunto livelli di valutazione record (anche se a gennaio 2018 è in notevole calo dai picchi raggiunti a inizio mese).

 

Moneta più utilizzata nel dark web

 

Come si spiegava in precedenza il bitcoin è stata la moneta più utilizzata per le transazioni online del dark web. Secondo un report di Chainalysis società legale specializzata in criptovalute, sembra aver perso il suo primato.

Ormai si sente sempre più parlare di molte altre valute digitali che stanno prendendo piede, soprattutto ai fini speculativi.
Ne nascono sempre di nuove e alcune di queste hanno più o meno successo.
Tra queste spiega il report di Chainalysis le seguenti monete digitali sembrano essere le nuove monete preferite da chi effettua transazioni illegali o frodi online: Monero, Dash e Zcash.

 

Il progressivo abbandono del bitcoin

 

Mentre nel 2012 erano circa 75 milioni di dollari in bitcoin quelli che gli utenti spendevano sui mercati neri delle rete sommersa, oggi quella cifra si è drasticamente ridotta fino quasi ad annullarsi.

Dal 2012 ad oggi infatti si è passati da un 30% delle transazioni in bitcoin a fino quasi l’1% dell’anno scorso.
La società legale che ha emesso il report spiega che tra i motivi di questa diminuzione vi è la chiusura di grossi mercati illegali la cui moneta era il bitcoin. Accompagnata dal progressivo spostamento del bitcoin come asset finanziario e l’uso di altre criptovalute sul dark web. Un altro importante motivo sembra essere la velocità delle nuove monete, la loro meno volatilità e i costi di transazione più bassi.

Chainalysis spiega che queste nuove monete digitali (Monero in particolare , Dash e Zcash) sono diventate più attraenti dai criminali per via della loro velocità e per le procedure più complesse per risalire all’identità della persona protagonista della transazione.

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